‘American Psychological Association (APA) ha recentemente (febbraio 2025) aggiornato le sue linee guida per il trattamento del Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) negli adulti, fornendo un quadro più moderno e inclusivo per i clinici. Questo aggiornamento non solo conferma l’efficacia di alcune terapie già note, ma introduce anche una maggiore attenzione alla complessità del trauma e alle esigenze individuali dei pazienti.
Un Approccio più Olistico e Personalizzato
La principale novità di queste linee guida è l’invito a un approccio più personalizzato e olistico. L’APA sottolinea l’importanza di considerare non solo i sintomi del PTSD, ma anche i fattori contestuali, culturali e le esperienze di vita del paziente. Questo si traduce in una maggiore attenzione a come la cultura di appartenenza possa influenzare l’esperienza e l’espressione del trauma, incoraggiando i professionisti a utilizzare una valutazione completa che attinga a diverse fonti di informazione.
Interventi Sostenuti dalla Ricerca
Le linee guida confermano la forte raccomandazione per diverse terapie, tutte basate su solide prove scientifiche.
Una delle novità più significative di queste linee guida è la chiara indicazione di quali terapie hanno le prove più solide di efficacia. Non si tratta solo di una lista, ma di una vera e propria guida per i clinici, che evidenzia i trattamenti che, ad oggi, rappresentano la scelta migliore per aiutare le persone a superare il PTSD. Tuttavia, La scelta del trattamento non deve basarsi unicamente sulle prove di efficacia, ma deve integrare il giudizio clinico e le preferenze del paziente, tenendo conto anche di fattori come la diversità culturale e l’età: “Clinicians are encouraged to consider the integration of the best available research with patient characteristics, culture, and preferences, as well as clinical expertise, when making treatment decisions.” (I clinici sono incoraggiati a considerare l’integrazione della migliore ricerca disponibile con le caratteristiche, la cultura e le preferenze del paziente, così come l’esperienza clinica, nel prendere decisioni sul trattamento).

Raccomandazioni di prima linea (raccomandazione forte): Queste terapie sono supportate da prove di alta qualità e da studi con ampi campioni, condotti da gruppi di ricerca indipendenti:
- Terapia di Processamento Cognitivo (Cognitive Processing Therapy – CPT):
Il trauma spesso distorce il modo in cui pensiamo a noi stessi, agli altri e al mondo. La CPT è un programma strutturato che aiuta i pazienti a identificare e a mettere in discussione le “convinzioni bloccate” e irrazionali che si sono formate dopo l’evento traumatico. Ad esempio, pensieri come “è stata colpa mia” o “il mondo è un posto completamente pericoloso” vengono esaminati e rielaborati. L’obiettivo è sostituire questi schemi di pensiero disfunzionali con una visione più equilibrata, riducendo l’impatto emotivo degli eventi.
- Terapia dell’Esposizione Prolungata (Prolonged Exposure – PE):
Questa terapia si basa sul principio che evitare i ricordi e le situazioni legate al trauma mantiene vivo il disturbo. Il terapeuta guida il paziente ad affrontare gradualmente e in modo controllato sia i ricordi traumatici (“esposizione immaginativa”) sia le situazioni che vengono evitate nella vita quotidiana (“esposizione in vivo”). L’obiettivo è abituare il paziente a queste sensazioni e pensieri, riducendone il potere di scatenare paura e ansia. È un percorso che richiede coraggio, ma che ha dimostrato un’efficacia eccezionale nel rompere il ciclo dell’evitamento.
- Terapia Cognitiva Focalizzata sul Trauma :Questo tipo di terapia, pur condividendo alcuni principi con la CPT, è un approccio più ampio che si concentra sulla ristrutturazione dei pensieri disfunzionali legati al trauma. Il terapeuta aiuta il paziente a riconoscere e a modificare i pensieri negativi, a sviluppare strategie di coping più efficaci e a migliorare le capacità di problem-solving. È un percorso collaborativo che mira a migliorare la comprensione che il paziente ha del trauma e delle sue conseguenze.
Raccomandazioni di seconda linea (raccomandazione condizionale): Queste terapie sono supportate da un numero inferiore o da prove meno robuste rispetto alle prime, ma in ogni caso con effetti da moderati a grandi:
- Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari (EMDR):
L’EMDR è una terapia che utilizza una stimolazione bilaterale (solitamente movimenti oculari, ma anche suoni o tocchi) per aiutare il cervello a rielaborare i ricordi traumatici. La teoria è che il trauma “blocchi” i ricordi in una rete neurale isolata, e la stimolazione bilaterale faciliti l’integrazione di questi ricordi in una rete più adattiva. Il paziente viene guidato a rivivere il ricordo, mantenendo l’attenzione sui movimenti oculari, e questo processo aiuta a diminuire il carico emotivo associato all’evento. - Terapia cognitiva: Un approccio terapeutico che si concentra sui pensieri e sui comportamenti disfunzionali legati al trauma, ma può non essere focalizzato direttamente sul ricordo traumatico come CPT o EMDR.
- Terapia di Esposizione Narrativa (Narrative Exposure Therapy – NET):Una terapia che utilizza la narrazione del trauma per aiutare i pazienti a elaborare e integrare l’esperienza traumatica
La Sfida del Trauma Complesso
Un aspetto cruciale delle nuove raccomandazioni è l’attenzione alla gestione delle presentazioni più complesse del PTSD, ovvero nei casi in cui il paziente ha subito traumi ripetuti o prolungati, specialmente nell’infanzia. In questi casi, il trauma può aver compromesso lo sviluppo del sé e le relazioni. Le linee guida suggeriscono che, per questi pazienti, potrebbe essere utile un percorso che preceda o affianchi le terapie espositive, concentrandosi sulla stabilizzazione emotiva e sullo sviluppo di abilità di gestione delle emozioni.